Caregiver · 5 min di lettura

Prendersi cura di chi si prende cura: il supporto psicologico ai caregiver

di Dott.ssa Laura Poddighe, psicoterapeuta e neuropsicologa a Cagliari

In breve: chi assiste ogni giorno un familiare con limitata autonomia è esposto a stanchezza cronica, ansia, senso di colpa e isolamento. Il supporto psicologico al caregiver offre uno spazio per dare voce a questi vissuti, ritrovare energie e gestire meglio il carico assistenziale: stare meglio tu significa anche prenderti cura meglio della persona che assisti.

Il termine inglese caregiver indica “colui che si prende cura”. Non un professionista esterno, ma un figlio, una moglie, un fratello che per scelta — e spesso senza averlo davvero scelto — assiste ogni giorno una persona cara che ha perso parte della propria autonomia a causa di una malattia o di una disabilità. Gestisce terapie e appuntamenti, aiuta nelle attività quotidiane, offre presenza e conforto.

È un ruolo che si impara facendo, e che raramente prevede qualcuno che chieda: «E tu, come stai?»

I segnali da non sottovalutare

Il carico dell’assistenza si accumula lentamente. Alcuni campanelli d’allarme frequenti:

  • stanchezza che non passa nemmeno dopo aver riposato, disturbi del sonno;
  • irritabilità, scatti di rabbia seguiti da senso di colpa;
  • ansia costante, la sensazione di dover essere sempre “di guardia”;
  • riduzione delle relazioni sociali e degli interessi personali;
  • tristezza, senso di impotenza o di solitudine anche quando si è circondati da persone;
  • trascurare la propria salute: visite rimandate, pasti saltati.

Riconoscersi in questi segnali non significa essere “deboli” o “non all’altezza”. Significa che il carico è grande, e che merita attenzione.

Il circolo vizioso dello stress

Lo stress del caregiver non riguarda solo chi assiste. Influisce sulla relazione con la persona malata e può peggiorarne i sintomi, soprattutto nei quadri neurologici e neurodegenerativi, dove il clima emotivo conta moltissimo. Si crea così un circolo di stress reciproco: più il familiare è teso, più la persona assistita è agitata, e viceversa. Interrompere questo circolo è uno degli obiettivi principali del supporto psicologico.

Come funziona il supporto psicologico al caregiver

I colloqui di supporto sono uno spazio dedicato a te, non alla malattia del tuo caro. Insieme possiamo lavorare su:

  • dare un nome alle emozioni — anche quelle difficili da ammettere, come la rabbia o il desiderio di una pausa;
  • comprendere la malattia: capire come una lesione o una patologia neurodegenerativa cambia il comportamento aiuta a non viverlo come un fatto personale;
  • strategie concrete per gestire i momenti critici e la comunicazione con la persona assistita;
  • i confini: chiedere aiuto ad altri familiari o ai servizi, ritagliarsi spazi senza sentirsi in colpa.

Ho maturato esperienza su questi temi anche nel progetto RSA aperta della Cooperativa Il Gabbiano, dedicato proprio al supporto dei familiari che si occupano di parenti anziani.

Chiedere aiuto non è egoismo

Molti caregiver arrivano al primo colloquio scusandosi, come se occuparsi di sé fosse togliere qualcosa alla persona che assistono. È vero il contrario: un caregiver che ha uno spazio per sé riesce a prendersi cura più a lungo, con più pazienza e meno sofferenza. Se il tuo familiare ha bisogno di un inquadramento, può essere utile anche una valutazione neuropsicologica.

I colloqui si svolgono in studio a Cagliari oppure online, una possibilità preziosa per chi non può allontanarsi a lungo da casa.

Domande frequenti

Quanti incontri servono?

Dipende dalla situazione: a volte bastano pochi colloqui per ritrovare un equilibrio, altre volte è utile un accompagnamento più lungo, soprattutto nelle malattie che evolvono nel tempo. Lo valutiamo insieme.

Possono partecipare più familiari?

Sì, quando è utile si possono prevedere incontri con più membri della famiglia, per condividere informazioni e distribuire meglio il carico assistenziale.

Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce una consulenza professionale. Se stai vivendo un momento di forte difficoltà, rivolgiti al tuo medico o, in caso di emergenza, al 112.

Iniziare è la parte più difficile.

Scrivimi o chiamami: ti rispondo personalmente e troviamo insieme il momento giusto per un primo colloquio, in studio a Cagliari o online.